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Comunicato Stampa - La Politica dei Giovani
Il centrodestra: “Non aiuteremo Conte a costruire il suo futuro nel lusso di Villa Pamphili”
L’articolo del quotidiano spagnolo Abc, con i documenti «secretati»
Cinque Anni per Vincere - Ven, 16/06/2020 - 22:00
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«Il centrodestra»


 
Meloni e Salvini ribadiscono il no all’invito del premier alla collaborazione. La leader di Fratelli d’Italia: «Invece di continuare a invitarci ai suoi eventi, legga i nostri emendamenti e si discuta nel merito»

ROMA. Giuseppe Conte sostiene che un’opposizione che non accetta l’invito a Villa Doria Pamphilj per gli Stati generali fa dell’Italia un Paese anomalo, diverso dagli altri europei dove le forze di maggioranza e di opposizione collaborano nei momenti di grande crisi economica. Ma per Matteo Salvini e Giorgia Meloni si tratta di un raggiro: non c’è nulla su cui collaborare se si tratta del futuro di questo governo. Ecco infatti il vero punto: Lega e Fratelli d’Italia non voglio scrivere insieme al premier la sua polizza sulla vita politica. In quella che la leader di Fdi definisce «la villa dei famosi» (una punzecchiatura a Rocco Casalino, il portavoce di Conte che una vita fa ha partecipato al Grande Fratello)non si discute di come spendere i miliardi del decreto Rilancio e degli emendamenti presentati in Parlamento, senza che uno sia stato accolto. «No, nel lusso di Villa Pamphili Conte pensa di costruire il suo futuro da statista. Lo faccia con gli altri ma non con il nostro aiuto. Invece di continuare a invitare l'opposizione ai suoi eventi in villa, legga gli emendamenti che abbiamo presentato in Parlamento, cosi dovrà esprimersi sul merito delle questioni invece di fare chiacchiere da salotto. Scoprirà, ad esempio, che la Cassa integrazione che a Villa Pamphilj dice di voler semplificare, il decreto Rilancio del suo Governo la complica ulteriormente reinserendo l'obbligo di contrattazione sindacale». E qui c’è l’altro punto dolente, forse il più importante, quello del rapporto tra l’esecutivo e i sindacati. Rapporto ottimo, soprattutto con la Cgil di Maurizio Landini, che evidenzia invece la distanza con la nuova Confindustria guidata da Carlo Bonomi.

Sulla linea dei industriali, vera opposizione sociale in questo momento, è schierato Salvini che ne condivide in toto le proposte. «Al Governo c’è un modello misto Cgil-Venezuela, anziché il modello Genova per rilanciare opere pubbliche, economia e imprese». L’ex ministro dell’Interno ricorda di non aveva mai rifiutato il confronto, in Parlamento o a Palazzo Chigi: «Conte è senza vergogna. Quando uscirà dalle ville, aspettiamo l'aspirante leader di partito nelle sedi istituzionali e non alle passerelle. D'altronde se Conte avesse ascoltato i nostri suggerimenti, avrebbe liberato soldi alle imprese e sulla cassa integrazione non avremmo i drammatici problemi che stanno ancora angosciando quasi un milione di italiani». La verità, aggiunge Salvini, è che «gli imprenditori sono pronti, lo Stato invece no. È l'istituto del commercio estero a non essere pronto, sono gli accordi internazionali che non ci sono, il blocco del sistema fieristico che rallenta».

Silvio Berlusconi è stretto tra i due alleati, ma c’è anche il protagonismo del leader confindustriale Bonomi che gli impedisce in questo momento di essere più disponibile con Palazzo Chigi. Il Cavaliere però evita in tutti i modi di schiacciare il pedale sull’acceleratore di una crisi di governo (è pronto a votare il Mes e compensare i voti che mancheranno alla maggioranza). Salvini e Meloni invece la vorrebbero, invocando elezioni politiche in un enorme election day a settembre insieme a regionali, comunali e referendum per la riduzione dei parlamentari. Tra l’altro, se si andasse al voto politico a scadenza naturale non è detto che il centrodestra avrebbe gli stessi consensi di oggi. La stessa Meloni teme che il calo nei sondaggi della Lega possa essere continuo: lei con Fdi non sarebbe in grado di raccogliere tutti i voti in uscita dal Carroccio, come avviene oggi, con il risultato che la coalizione si trovi sotto il 40%. Anche il leader di Forza Italia teme questa ipotesi, ma per il momento i suoi problemi sono diversi.

Berlusconi ammette di essere stato disposto a partecipare agli Stati Generali volute dal premier Conte. «Ho rinunciato - aggiunge - quando ho visto di cosa si trattava in concreto: non un tavolo di lavoro comune ma una passerella mediatica. Collaborare significa lavorare insieme, invece il governo ritiene di essere autosufficiente». Berlusconi in effetti ha rinunciato perché ci sarebbe andato da solo dopo che Meloni aveva detto che mai lei sarebbe andata a fare la cheerleader del premier. «Io a Conte lo voglio cacciare da Palazzo Chigi, perché fa danni, non aiuta il Paese a risollevarsi, non lo voglio allungargli la vita parlando del suo futuro». Parole riportate da Antonio Tajani al capo azzurro, che invece non ha fretta di andare alle urne. Ha già il problema della candidatura in Campania insidiata da Salvini, che vorrebbe un segno di discontinuità. «Se dovesse cedere pure su Stefano Caldoro - dicono in Fi - sarebbe un declino inesorabile».


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